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Contratti in qualità di acquirente e forza maggiore

Si prosegue l’esame, dopo l’articolo precedente, dell’impatto del COVID19 rispetto agli obblighi contrattuali, cambiando però fronte, ossia analizzando gli effetti di “forza maggiore” o della “impossibilità sopravvenuta” lato acquirente.

L’emissione degli ultimi provvedimenti governativi, che consentono la prosecuzione solo ad alcune attività, rende tale prospettiva ancor più delicata nell’ottica della supply chain ove l’acquirente è normalmente a propria volta venditore nei confronti del cliente finale

Cosa succede se come acquirente si riceve dal venditore la contestazione della impossibilità della prestazione per intervenuta forza maggiore? Qual è la ricaduta sui rapporti commerciali strettamente connessi?

Ferma restando la distinzione di cui si dirà di qui a breve, è opportuno premettere che ricorre sempre l’obbligo di diligenza in capo a ciascuna parte del contratto di informare l’altra parte in modo tempestivo sugli eventi che possano avere un impatto sulla prestazione e, a maggior ragione circa l’accadimento di un evento imprevedibile, sopravvenuto alla firma del contratto che ne impedisce l’adempimento.

Inoltre, il contratto può già prevedere, nel caso di forza maggiore, come le parti siano tenute a reagire; tale clausola può ben esser contenuta nelle condizioni generali di contratto.

In ogni caso, si fa presente che il DPCM del 22.03.2020 impone la sospensione di una serie di attività che vengono ivi elencate. In ragione dell’obbligo di informazione di cui si scriveva poc’anzi, la parte, se rientra in tale elenco, deve comunicare ai clienti la prossima cessazione delle attività per disposizione del governo e la conseguente impossibilità ad adempiere alle proprie obbligazioni. Laddove tuttavia l’attività si presenti funzionale ad assicurare la continuità delle filiere nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali, la parte può proseguire l’attività previa comunicazione motivata al Prefetto.

Ciò premesso, per comodità, è opportuno distinguere se il contratto è soggetto al diritto italiano o si tratta di contratto con caratteristiche di internazionalità.

  1. Acquirente e fornitore sono entrambi italiani:

Trattandosi di contratto a prestazioni corrispettive, se l’impedimento del fornitore è assoluto l’obbligazione si estingue., Se l’impedimento del fornitore è parziale, il fornitore va esente da responsabilità, ma l’acquirente può chiedere (se ne ha l’interesse) la riduzione della prestazione o può recedere dal contratto.

L’acquirente tuttavia non potrà automaticamente far valere tale impedimento del fornitore (o la diversa pattuizione contrattuale) per legittimare il proprio inadempimento verso il cliente finale.

L’impossibilità sopravvenuta dell’acquirente andrà infatti valutata non solo in relazione al singolo specifico contratto che l’acquirente ha con il proprio cliente ma anche ad altri elementi quali ad es. la struttura organizzativa dell’acquirente, la presenza del bene nel mercato, la presenza di canali alternativi per l’approvvigionamento di cui dispone (o può disporre in base all’ordinaria diligenza) l’acquirente, la necessità di “fare magazzino” del prodotto anche in relazione alle previsioni del contratto e ai criteri di ordinaria prudenza.

In sintesi: l’acquirente potrà reclamare nei confronti del proprio cliente finale l’impedimento opposto dal fornitore se l’evento Covid-19 (quale forza maggiore) impedisce all’acquirente in modo assoluto di approvvigionarsi del prodotto avuto riguardo alle circostanze di cui sopra dette.

Per mero scrupolo, si segnala che il fatto che entrambe le parti siano italiane, non può escludere per principio l’applicazione di una diversa legge: talvolta le parti, pur entrambe italiane, possono determinarsi a che il contratto sia governato da norme di altri ordinamenti o a convenzioni internazionali.

  1. Una delle parti tra acquirente e fornitore è straniera:

Va preliminarmente verificata quale è la legge applicabile al contratto.

In tema di contratti internazionali va, nello specifico, verificato se trova applicazione la Convenzione di Vienna in materia di vendita internazionale. Trattandosi di norma sovranazionale, tale norma trova applicazione se gli Stati di riferimento delle parti abbiano aderito alla Convenzione (ed in che modo).

Le parti tuttavia possono escludere l’applicazione di tale Convenzione internazionale tramite l’inserimento di una clausola che esprima una esplicita rinunzia delle stesse ad avvalersi di tale normativa.

Va quindi preliminarmente esaminato il contratto al fine di verificare la presenza o meno della clausola di rinunzia all’applicazione della Convenzione di Vienna al singolo contratto.

  Laddove trovi applicazione la Convenzione di Vienna, il fornitore può opporre la forza maggiore all’acquirente dando prova della estraneità dell’evento alla sfera del proprio controllo, della non prevedibilità dell’evento al momento della stipulazione del contratto, nonché della insormontabilità del fatto impedente o dei suoi esiti.

In aggiunta, la Convenzione dispone che ove l’inadempimento di una parte (nel caso in esame, del fornitore) sia dovuto ad un impedimento di un soggetto terzo incaricato di eseguire tutto o parte il  contratto, l’acquirente non è responsabile verso il cliente finale solo se l’impedimento è indipendente dalla volontà ed è imprevedibile, sia in relazione al soggetto terzo incaricato che all’acquirente re.

L’elemento essenziale di valutazione è stabilire se l’acquirente si sia assunto il rischio della prestazione, anche in relazione all’attività del terzo incaricato: si ritiene infatti che, salvo diversamente concordato con il cliente finale, l’acquirente assuma il cd. “risk of acquisition” (ossia il rischio relativo alla propria “filiera” e ai rapporti con i propri fornitori).

Laddove la Convenzione non trovi applicazione per rinunzia espressa delle parti, perché la legge scelta non è la legge di uno stato che ha aderito alla  Convenzione, ovvero perché, semplicemente, le norme della convenzione non coprono la previsione, riprende vita ed applicazione la normativa che le parti possono aver concordato nel contratto ovvero la normativa di una delle parti secondo l’applicazione dei principi generali internazionali.

Per mero scrupolo si segnala che l’adozione di una normativa diversa da quella italiana può esser conseguenza anche della approvazione delle condizioni generali di vendita del fornitore.